La ricerca della Conoscenza di Baqiyy ibn Makhlad

map_of_the_islamic_empire_sobhi_abdul-karim_cairo_1965«..E qui [menzioneremo] un altro racconto, tra i più straordinari che si possano narrare, che si verificò quando un sapiente Andaluso si mise in viaggio dall’Andalusia verso l’Oriente. Egli percorse questa grande distanza camminando sulle sue sole gambe [senza l’ausilio di un cavallo od un cammello da cavalcare], con l’obiettivo di incontrare un Imâm tra i [più grandi] imâm, e di acquisire conoscenza da lui. Al suo arrivo, venne a sapere che l’Imâm era stato messo agli arresti domiciliari e bandito dal pubblico insegnamento. [1] Ciononostante, attraverso alcuni espedienti, il sapiente Andaluso fu infine in grado di apprendere da lui.. E questa storia è piena di questo genere espedienti, insoliti ed interessanti.

Il suo nome era Abû ‘Abd ar-Rahmân Baqîyy bin Makhlad al-Andalûsî al-Hâfiz. Nacque nel 201 H. (816 C.) e morì nel 276 (890), possa Iddio averne misericordia. Egli si recò a piedi fino a Baghdâd quand’era circa ventenne, ed il suo più profondo e sentito desiderio era quello di incontrare l’Imâm Ahmad ibn Hanbal e studiare con lui.

Si narra che abbia detto:
«Quando giunsi nei pressi di Baghdâd, ebbi notizia delle difficoltà che avevano circondato Ahmad ibn Hanbal, e che era stato fatto divieto di incontrarlo e di comunicare con lui. Fui molto addolorato da queste notizie. Mi fermai dove mi trovavo, e la prima cosa che feci dopo aver affittato una camera per me, fu di recarmi alla grande moschea [di Baghdâd]. Volevo sedermi alle lezioni [che si tenevano lì] e sentire cosa vi si insegnava.

Mi imbattei in un nobile circolo di conoscenza [nella moschea], nel quale un uomo stava insegnando a proposito i narratori di ahadîth, dando spiegazioni circa la debolezza di alcuni narratori e l’affidabilità di altri. Domandai a qualcuno seduto accanto a me: «Chi è quest’uomo?», ed egli rispose: «Costui è Yahyâ ibn Maîn».

Vidi che si era liberato un posto [nel circolo] vicino al maestro, così mi mossi per occuparlo e gli dissi: «O Abû Zakarîyyâ, Iddio abbia misericordia di voi! [Sono] straniero [tra di voi], la cui casa è in un luogo molto distante. Ho alcune domande, dunque non disdegnatemi». [2] Mi disse: «Parla». Così gli domandai a proposito di alcuni narratori di ahadîth che avevo incontrato, ed egli lodò alcuni di essi per la loro eccellenza, e mise in guardia dalla debolezza di altri. Gli posi una questione a proposito di Hišâm ibn ‘Ammâr, e chiesi ed ottenni una grande quantità di conoscenza da lui [..] finché la gente del circolo esclamò: «Ciò è sufficiente per te, possa Iddio usarti misericordia! Anche altri hanno domande!».

Infine, alzandomi [per lasciare l’assemblea] dissi: «Mi puoi informare a proposito di un’altra persona ancora: che dici di Ahmad ibn Hanbal?»Yahyâ ibn Ma‘în mi guardò stupefatto e disse: «Come possiamo giudicare una persona come Ahmad ibn Hanbal? Egli è la Guida dei Musulmani, il migliore ed il più onorevole tra loro».

Lasciai la moschea e chiesi che mi fosse indicata la casa dell’Imâm Ahmad. Bussai alla sua porta, ed egli rispose. Dissi: «O Abû ‘Abdallah, sono uno straniero, [proveniente] da un posto molto lontano, e questa è la prima volta che mi reco in queste terre. Sono uno studente di Hadîth, ed uno che è legato alla Sunnah: ho fatto questo viaggio soltanto per incontrarti!». Rispose [l’Imâm]: «Entra dal vicolo sul lato della casa, e fa’ in modo che nessuno ti veda». Quindi mi disse: «Dov’è la tua casa?». Risposi: «Nel lontano Occidente». Chiese: «In Africa?». Dissi: «Ancor più lontano! Avrei dovuto attraversare il mare, per giungere da casa mia all’Africa: è l’Andalusia». 

Rispose l’Imâm Ahmad, che Dio ne abbia misericordia: «La tua casa è davvero ad una grande distanza da qui, e non c’è nulla di più caro per me, che aiutare qualcuno come te a raggiungere ciò che sta cercando; ma a tal proposito mi trovo a dover affrontare questa difficoltà, di cui potresti essere già a conoscenza..». 

Replicai: «In effetti le notizie mi hanno raggiunto mentre mi stavo avvicinando alla città per farvi visita.. O Abû ‘Abdallah, questa è la mia prima volta in questa terra, ed io sono sconosciuto al suo popolo. Se me lo permettete, io verrò da voi ogni giorno nelle vesti di un mendicante, e parlerò nel modo in cui questi parlano, e voi potrete venire alla porta. Se mi narrerete ogni giorno un solo hadîth [in questo modo], ciò mi basterà».

Egli accettò, a condizione che non partecipassi ai circoli di conoscenza e non incontrassi i sapienti di Hadîth [della città, cosicché rimanessi sconosciuto tra la gente]. Così cominciai col prendere in mano un bastone per sostenermi, ad avvolgermi la testa in un vecchio straccio, e nascondendo carta e penna nella manica, andando alla sua porta gridavo: «[Fate la carità] per la ricompensa di Dio, che Dio abbia misericordia di voi!», come usavano fare gli altri mendicanti. Ogni volta egli usciva, chiudendo la porta dietro di sé, mi narrava due o tre ahadîth, o qualche volta di più, finché collezionai circa trecento ahadîth in questo modo.

Continuai a fare questo finché il governante che stava perseguitando l’Imâm Ahmad morì, ed al suo posto venne qualcuno che aderiva al madhhab della Sunnah. L’Imâm Ahmad riprese ad insegnare, il suo nome divenne famoso, ed egli divenne onorato ed amato dalla gente. Il suo rango era elevato, e molte persone accorrevano presso di lui per studiare.

Egli avrebbe sempre ricordato la mia perseveranza e la mia dedizione, nel cercare di imparare da lui [anche nei momenti di difficoltà]. Quando frequentavo le sue lezioni, egli faceva sempre un po’ di spazio accanto a sé, affinché potessi sedermi vicino a lui, e diceva agli altri studenti: «Costui è qualcuno che si è meritato il titolo di tâlibul-‘ilm», e raccontava loro la mia storia. Mi narrava quindi un hadîth ed io glielo recitavo.

Un giorno mi ammalai, e rimasi assente dalle sue lezioni per qualche tempo. Egli domandò di me [agli altri studenti] e quando seppe che ero ammalato si alzò immediatamente per venire a farmi visita, e gli studenti lo seguirono. Ero sdraiato nella stanza che avevo affittato, con una povera coperta di lana sotto di me ed un vestito sottile che mi copriva, coi miei libri vicino alla testa [cosicché potessi studiare sdraiato].

L’abitazione fu letteralmente scossa dal rumore di molte persone [che vi stavano entrando]. Il custode si precipitò da me, dicendo: «O Abû ‘Abd ar-Rahmân, Abû ‘Abdallah Ahmad ibn Hanbal, l’Imâm dei Musulmani, è venuto a farti visita!».

L’Imâm entrò nella mia stanza e si sedette accanto al mio letto, e l’abitazione si riempì coi suoi studenti. Non era abbastanza grande per accoglierli tutti, ed un gruppo di loro dovette restare in piedi, tutti con le penne in mano.
L’Imâm Ahmad mi disse: «
O Abû ‘Abd ar-Rahmân, abbi il lieto annuncio della ricompensa di Dio! Nei giorni di salute, spesso manchiamo di riflettere sulla malattia, e nei giorni di malattia non ci ricordiamo della nostra salute. Che Dio ti restituisca buona salute e benessere, e possa Egli toccarti con la Sua mano destra, nella guarigione». Ed io vidi muoversi ogni penna nella stanza, per scrivere le sue parole. [3

Se ne andò. Dopo quel giorno, i lavoratori della mia abitazione furono estremamente gentili con me, ed erano costantemente al mio servizio, uno di loro portandomi una stuoia per appoggiarmi, un altro portando una buona coperta e del buon cibo da mangiare. Mi trattarono meglio di una famiglia, poiché un uomo di una tale rettitudine era venuto a farmi visita..» Egli morì nel 276 H. (890 C.), in Andalusia. Possa Iddio avere misericordia di lui.

[..] Il suo studente, Abû ‘Abd al-Mâlik Ahmad ibn Muhammad al-Qurtubī, disse di lui: «Baqīyy ibn Makhlad era alto, forte ed aveva una grande resistenza nel camminare. Non lo vidi mai su una cavalcatura, mai. Era umile e senza pretese, e partecipava sempre alle preghiere funebri [per via del loro carattere profondamente meritorio]».

Quanto è stata eccellente la sua perseveranza e la sua passione per la Conoscenza sacra, e quant’è stato meraviglioso il suo sforzo per ottenerla e collezionarla!» [4]


[1] L’Imâm Ahmad (che Allâh ne abbia misericordia) fu vittima dell’inquisizione (mihnah) messa in atto della setta mu‘tazilita, nei confronti di coloro che si discostassero dalle sue dottrine eretiche, appoggiate per un certo periodo dalle stesse istituzioni califfali.
[2] Le conversazioni riportate nel racconto illustrano alcuni dei tratti tipici della buona condotta tradizionale (adab), comune in particolar modo nei rapporti tra insegnante e studente, ma da intendersi come paradigmatica di qualsiasi rapporto civile; tra essi – a titolo d’esempio – il frequente ricorso all’utilizzo del patronimico (Abû), in segno di rispetto per l’interlocutore, ed il diffuso profferirsi in benedizioni («Iddio abbia misericordia di voi!»), come cifra del rapporto di fraternità e di discepolato.
[3] La “scrittura” degli insegnamenti trasmessi dai sapienti (‘ulamâ’) costituisce un elemento distintivo della ricerca della Conoscenza sacra (talab al-‘ilm) fin dall’epoca dei pii Predecessori (as-salaf as-sâlih). Lo stesso Imâm Ahmad, interrogato nelle ultime ore della sua vita circa il suo impegno imperterrito nello studio, si espresse in questi termini, dicendo: «Col calamaio, fino alla tomba!» (ma‘a l-mahbarah ilâ l-maqbarah).
[4] ‘Abd al-Fattâh Abû Ghuddah, Sifât min sabr al-‘Ulamâ’ (trad. ingl. Šazia Ahmad)
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