Il significato del termine “Jihâd”

dhul-fiqaarLa comprensione del senso e della realtà autentica di ciò che viene indicato come jihâd passa innanzi tutto da un’appropriata comprensione linguistica e semantica di questa parola – ciò che costituisce la metodologia tradizionale dei Sapienti classici.

Il termine jihâd (pl. juhud) indica dunque generalmente l’«esercizio di uno sforzo», l’«applicazione di un’abilità», la profusione di un certo impegno, in parole ed opere, in vista di un determinato scopo, a prescindere da quale ne sia la natura – analogamente al senso del termine greco «âthlos» (ἆθλος), da cui deriva la parola «atleta».

Significato linguistico. Dal punto di vista linguistico (laughawî), la parola jihâd (جِهَاد) è legata ai termini jahd e juhd, che indicano lo «sforzo» e l’«energia» espresse nell’affrontare delle difficoltà, o la «difficoltà» e la «fatica» legate ad un impegno. [1]

Ha detto Ibn Fâris: “[La radice] j-h-d (ج-ه-د) ha come significato fondamentale la «difficoltà» (mašqah), e successivamente esprime ciò che le si approssima”. [2]
Ar-Râghib ha detto che “al-jahd e al-juhd sono la «capacità» (tâqah) e la «difficoltà», ed è detto [altresì] che al-jahd – con la a – sia la «difficoltà», e al-juhd – con la u – sia la «potenzialità» (was‘)”. [3]

Il termine jahd si utilizza anche nel senso di «estremità», come nel versetto:

وَأَقْسَمُوا بِاللَّهِ جَهْدَ أَيْمَانِهِمْ
E giurano per Allâh con giuramento solenne [jahda aymâni-him] [4]

cioè giurano «fino in fondo», «con estrema gravità» o «con il più grande giuramento».

Morfologicamente, la parola jihâd deriva dalla radice verbale jâhada (ج-ا-ه-د), e si presenta nella quarta forma del verbo, detta mufâ‘ala (مُفاعَل), che indica un’interazione fra due elementi – come il termine khisâm (خِصام), dalla radice khâsama (خ-ا-ص-م), che significa «litigio» tra due persone, o come «jidâl» (جدال), dalla radice «jâdala» (ج-ا-د-ل), che significa «discussione» tra due interlocutori. Ha detto Mustafâ as-Suyûtî: «[jihâd indica] laddove si giunge a combattere il nemico». [5]

In al-Munjid, essa indica «l’esercizio di uno sforzo o di un’abilità, per respingere qualcosa»; nel Tafsîr an-Nišâbûrî, «lo sforzo per raggiungere un obiettivo, a prescindere dalla natura dell’obiettivo di colui che esercita questo sforzo». Letteralmente, essa indica dunque il «dare il massimo dell’energia per ottenere qualche cosa di apprezzato, o per respingere qualcosa di detestato». [6]

Significato religioso. Dal punto di vista della terminologia religiosa (al-istilâh as-šar‘î), i quattro Imâm sono concordi nell’indicare che il jihâd si riferisca principalmente – nel suo utilizzo in ambito giurisprudenziale (fiqhî) – al combattimento (qitâl) ed all’assistenza, diretta od indiretta, al combattimento.

Ha detto Šaykh Muhammad Sâlih Ibn ‘Uthaymîn (che Allâh ne abbia misericordia):

[Il jihâd] è l’esercizio di uno sforzo per neutralizzare [la violenza de]i nemici dell’Islâm, tramite il combattimento (qitâl) od altro [in termini di impegno intellettuale, economico, logistico, propagandistico, etc], affinché la Parola di Allâh sia la più alta. [7]

Ibn al-Humâm al-Hanafî ha detto che esso sia «l’invitare gli infedeli (kuffâr) alla vera Religione, e combatterli se non accettano [finché non vi sia più ostilità da parte loro]». [8] Al-Kissânî ha detto che esso sia il «dedicare tutti gli sforzi e tutte le energie al combattimento sulla via di Dio, con la propria persona, la propria parola, etc.» [9] Al-Bâjûrî ha detto che «il jihâd è il combattimento sulla via di Dio». [10]

A partire da ciò, il termine jihâd indica successivamente significati ulteriori e più sottili, che integrano un utilizzo consuetudinario, di ordine militare e giuridico, con una comprensione più complessa, di natura intellettuale e spirituale.

A questo proposito, ha detto ad esempio Šaykh Ibn ‘Uthaymîn – nel suo commentario all’opera dell’Imâm Ibn Qudâmah al-Maqdisî, Zâd al-Mustaqni‘:

Il jihâd si divide in tre categorie: il jihâd [nei confronti] dell’anima [o di se stessi] (jihâd an-nafs), il jihâd [nei confronti] degli ipocriti (jihâd al-munâfiqîn), ed il jihâd [nei confronti] dei miscredenti belligeranti ed ostinati [nell’ostilità verso i Musulmani] (jihâd al-kuffâr al-mubârizîn al-mu‘ânidîn). 

La prima categoria è il jihâd [nei confronti] dell’anima [o di se stessi] (jihâd an-nafs), cioè il forzarla ad obbedire a Dio (irghâmu-hâ ‘alâ tâ‘ati-Llâh) ed il distoglierla dal richiamo verso la disobbedienza a Dio [attuato dalle cattive inclinazioni dell’anima e dalle tentazioni demoniache] – e questo jihâd risulta per l’essere umano di una difficoltà enorme (mašqah šadîdah), in particolare laddove si trovi in un ambiente perverso (fî bîati fâsiqah) [..]. 

[A questo proposito] si riporta che il Profeta (ﷺ), quando fu di ritorno dalla battaglia di Tabûk, disse: «Siamo tornati dal piccolo jihâd al grande jihâd» (raja‘nâ min al-jihâdi l-asghar ilâ l-jihâdi l-akbar), cioè al jihâd an-nafs – e tuttavia si tratta di un hadîth non autentico. [11

La seconda categoria è il jihâd [nei confronti] degli ipocriti (jihâd al-munâfiqîn), e si realizza tramite la conoscenza (bi l-‘ilm), non tramite le armi (lâ bi s-silâh), poiché gli ipocriti non vengono combattuti [militarmente]; quando al Profeta (ﷺ) fu chiesto il permesso di combattere [fisicamente] quegli ipocriti la cui ipocrisia era nota [con certezza], egli disse (ﷺ) [negando tale permesso]: «Che la gente non dica che Muhammad combatte i suoi compagni» (lâ yatahaddath an-nâsu anna muhammadan yaqtulu ashâba-h). [12]

L’indicazione (dalîl) relativa all’importanza del jihâd [nei confronti] degli ipocriti è la Parola di Allâh (ﷻ): 

يَاأَيُّهَا النَّبِيُّ جَاهِدِ الْكُفَّارَ وَالْمُنَافِقِينَ
O Profeta, combatti i miscredenti e gli ipocriti [13

[..] La terza categoria è il jihâd [nei confronti] dei miscredenti belligeranti, ostinati [nell’ostilità verso i Musulmani] ed impegnati in combattimento [contro i Musulmani] (jihâd al-kuffâr al-mubârizîn al-mu‘ânidîn al-muhâribîn), e questo si realizza tramite le armi. 

E’ stato detto che la Parola di Allâh (ﷻ): 

وَأَعِدُّوا لَهُمْ مَا اسْتَطَعْتُمْ مِنْ قُوَّةٍ
E preparate contro di loro ciò che potete di forza (quwwah) [14

includa i due generi: il jihâd [nei confronti] degli ipocriti (jihâd al-munâfiqîn), [esclusivamente] tramite la conoscenza (bi l-‘ilm), ed il jihâd [nei confronti] dei miscredenti (jihâd al-kuffâr), tramite le armi (bi s-silâh). Tuttavia, la parola del Profeta (ﷺ): «Certo, invero la forza consiste nel lancio» (a-lâ inna l-quwwah ar-ramî) [15] indica che ciò che si intende indicare [principalmente nell’ambito di quel versetto] sono l’arma ed il combattimento. [16]

Similmente, Ibn al-Qayyim (che Allâh ne abbia  misericordia) ha detto – indicando quattro generi di jihâd, ulteriormente articolati in diverse categorie:

Il jihâd è di quattro gradi: il jihâd [nei confronti] dell’anima [o di se stessi] (jihâd an-nafs), il jihâd [nei confronti] dei demoni (jihâd as-šayâtîn), il jihâd [nei confronti] dei miscredenti (jihâd al-kuffâr), e il jihâd [nei confronti] degli ipocriti (jihâd al-munâfiqîn).

Per jihâd [nei confronti] dell’anima [o di se stessi] (jihâd an-nafs) si intende lo sforzarla (yujâhida-hâ) nell’apprendimento (ta‘allum) della retta Guida, nella sua pratica (‘amal) dopo la sua conoscenza, nell’invito (da‘wah) ad essa, nella pazienza (sabr) per le difficoltà legate all’invito [delle genti] verso Dio. 

Per jihâd [nei confronti] del demonio (jihâd as-šaytân) si intende il combatterlo per respingere ciò che provoca nel servo, in termini di dubbi (šubuhât), di passioni (šahawât) e di incertezze (šukûk) che tendano a minare la [certezza della] fede, ed il combatterlo rispetto a ciò che gli suscita in termini di desideri peccaminosi e passioni [mondane che ne compromettano l’integrità]. 

Il jihâd [nei confronti] dei miscredenti e degli ipocriti (jihâd al-kuffâr wa l-munâfiqîn) si realizza con il cuore, con la lingua, con i beni materiali e con se stessi – e mentre il jihâd [nei confronti] dei miscredenti è più specificamente [svolto] con la mano [cioè tramite il combattimento], il jihâd [nei confronti] degli ipocriti è più specificamente [svolto] con la lingua [tramite la confutazione]. 

[..] La persona più completa è quella che ha completato il jihâd in tutti i suoi gradi, e le persone differiscono nei loro gradi presso Dio in base al loro differire rispetto ai gradi del jihâd. [17

Šaykh ‘Abd al-‘Azîz Ibn Bâz (che Allâh ne abbia misericordia) ha detto:

Il jihâd [inteso come combattimento] è di vari tipi: con se stessi, con i beni materiali, con l’invocazione, con la predicazione e l’educazione, e col supporto nel bene in un qualsiasi modo, [e] la forma più alta di jihâd è quello con se stessi [cioè la partecipazione diretta al combattimento]. [18]

Ibn Rušd ha detto che «chiunque si sforzi di conoscere Dio [contrastando le tendenze negative della sua anima e le tentazioni demoniache], conduce il jihâd sulla Sua via, ma [l’espressione] “il jihâd sulla via di Dio” (al-jihâd fî sabîli-Llâh) significa esclusivamente [dal punto di vista della terminologia šara‘îtica] combattere gli infedeli (kuffâr) con la spada (bi s-sayf)». [19] Ibn Hajar ha detto: «Quanto viene alla mente sentendo l’espressione “la via di Dio”, questo è il jihâd». [20]


[1] Râji‘ Tâj al-‘Arûs (4/407-9).
[2] Ibn Fâris, Mu‘jam Maqayyis al-Laughah (227).
[3] Al-Isfahânî, Al-Mufradât fî gharîb al-Qur’ân (99).
[4Al-Qur’ân al-Karîm, Capitolo della Luce, 24:53.
[5] As-Suyûtî, Mutâlab awwalî an-nahâ šarh ghâyati l-muntahâ (2/497).
[6] Ibn Manzûr, Lisân al-lisân tahdhîb al-lisân (Beirut: Dâr al-Kutub al-‘Ilmîyyah); al-Firuzabâdî, Al-Bahr al-Muhît, cit. in ‘Abd Allâh ‘Azzâm, Fî l-jihâd âdab wa ahkâm.
[7] Ibn ‘Uthaymîn, As-Šarh al-Mumti‘ ‘alâ Zâd al-Mustaqni‘ (vol. 8).
Cf. anche Ibn al-Athîr, An-Nihâyah fî Gharîb al-Hadîth (1/319).
[8] Ibn al-Humâm, Fath al-Qâdir (5/187).
[9] Al-Kissânî, Badâ’i‘ as-Sanâ’i‘ (9/4299).
[10] Al-Bâjûrî, Hašiyat al-Bâjûrî ‘alâ Šarh ibn Qâsim al-Ghazzî. 
[11] Lo ha trasmesso al-Bayhaqî, nel suo significato, in Kitâb al-Zuhd (373) da parte di Jâbir (che Allâh ne sia soddisfatto), classificandone la catena di trasmissione come debole (da‘îf); e lo ha trasmesso Al-Khatîb Al-Baghdâdî in Tarîkh al-Baghdâdî (3/523).
Az-Zayla‘î ha detto in Takhrîj Ahadîth al-Kašâf: «[Si tratta di un hadîth] molto strano (gharîb jiddan), lo ha riportato così at-Tha‘labî, senza altra catena di trasmissione».
Nonostante la debolezza (da‘f) della sua catena di trasmissione (isnâd), questo hadîth viene menzionato frequentemente, essendo autenticato nel suo significato (bi l-ma‘nâ) da altri ahadîth – ad esempio, laddove il Profeta (ﷺ) disse, in una tradizione narrata dall’Imâm Mâlik, da at-Tirmidhî e da Ibn Mâjah: «Vi dirò quale sia la migliore delle opere, il migliore degli atti di devozione agli occhi del vostro Signore, che eleverà la vostra condizione nell’Aldilà, e che è migliore per voi dello spendere oro e denaro [per la causa di Dio], e migliore [perfino] del recarsi in armi contro il vostro nemico, e del battere il suo collo e del suo battervi il collo [cioè del combatterlo e dell’esserne uccisi in battaglia]?». Gli risposero: «Certo!»; disse (ﷺ): «Il ricordo di Dio» – il quale costituisce in effetti il principio ed il fine, nonché l’elemento fondamentale, del jihâd an-nafs.
Šaykh Ibn ‘Uthaymîn ricorda dunque il hadîth sia a titolo di indicazione relativa alla questione discussa, sia per chiarirne il grado di autenticità, generalmente sconosciuto alla maggior parte di coloro che lo menzionano ritenendolo di per sé autentico (sahîh).
[12] Lo ha trasmesso Muslim in Az-Zakât / Bâb dhikri l-khawârij wa sifâti-him (1063).
[13Al-Qur’ân al-Karîm, Capitolo dell’Interdizione, 66:9.
[14Al-Qur’ân al-Karîm, Capitolo del Bottino, 8:60.
[15] Lo ha trasmesso Muslim in Al-Imârah / Bâb fadli r-ramî (1917).
[16] Ibn ‘Uthaymîn, op. cit.
[17] Ibn Qayyim, Zâd al-Ma‘âd (3/9-12).
[18] Ibn Bâz, Fatâwâ as-Šaykh Ibn Bâz (7/334).
[19] Ibn Rušd, Al-Muqaddimât al-Mumahhidât (1/369).
[20] Ibn Hajar al-‘Asqalânî, Fath al-Bârî (6/29).
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