Sulla liceità dell’utilizzo del rosario (tasbîh)

misbahA proposito dell’utilizzo di una corona di perle di legno o di altro materiale (misbâh), per l’enumerazione delle lodi e della glorificazione (tasbîh) di Allâh, Shaykh Ibn ‘Uthaymîn – che Allâh ne abbia misericordia – ha ricordato come vi sia divergenza d’opinione tra i Sapienti, ed ha indicato che esso non andrebbe considerato né illecito (harâm) né innovativo (bid‘ah): si tratta piuttosto di una pratica la cui base shara‘îtica risiede nell’abitudine di alcuni Compagni del Profeta (ﷺ), sebbene il ricorso alle dita della mano sia preferibile. [1]

Sa‘d ibn Abî Waqqâs (che Allâh ne sia soddisfatto) ha riportato che un giorno visitò insieme al Profeta (ﷺ) una donna impegnata ad enumerare il suo dhikr con dei ciottoli posti dinanzi a sé [2]; Safiyyah (che Allâh ne sia soddisfatto) ha riportato analogamente che un giorno il Profeta (ﷺ) le fece visita mentre era impegnata nel ricordo (dhikr) di Allâh, ricorrendo a 4mila ciottoli per tenerne il conto. [3] In entrambi i casi, l’Inviato di Allâh (ﷺ) insegnò loro delle invocazioni, ma non proibì loro di ricorrere a supporti materiali per enumerare le loro lodi, né le biasimò per questo – secondo il principio per cui “guidare verso ciò che è preferibile non inficia la permissibilità [di ciò che goda di un grado minore di eccellenza]” (al-irshâd ilâ mâ huwa afdal lâ yunâfi l-jawâz). [4

Allo stesso modo, l’Imâm ad-Dhahabî e Abû Nu‘aym hanno trasmesso come Abû Hurayrah avesse fabbricato una corda di 200 nodi e non andasse a dormire senza averla scorsa interamente nell’enumerazione delle menzioni di Allâh. [5] Abitudini similari sono attribuite ad Abû Safiyyah – il liberto del Profeta (ﷺ) – Sa‘d ibn Abî Waqqâs, Abû d-Dardâ’ e Fâtimah, figlia di al-Husayn ibn ‘Alî – Allâh sia soddisfatto di tutti loro. [6]

L’Imâm ad-Dhahabî ha indicato come successivamente il grande Sapiente del Hadîth Yahyâ ibn Sa‘îd al-Qattân ricorresse ad un misbâh, mettendo la mano in tasca quando l’utilizzava, per proteggersi dal pericolo dell’ostentazione – ovvero per una forma di scrupolo spirituale (wara‘a), e non perché costituisse in se stesso una forma sostanziale di innovazione biasimevole (bid‘ah istilâhî). [7] La stessa abitudine era adottata, ad esempio, dal Hâfizh Ibn Hajar al-‘Asqalânî – che Allâh ne abbia misericordia. [8]

L’Imâm as-Suyûtî ha trasmesso la storia di ‘Ikrimah, che interrogò il suo insegnante ‘Umar al-Mâlikî a proposito del rosario. Questi rispose che a sua volta ne aveva domandato al proprio insegnante, l’Imâm al-Hasan al-Basrî, il quale replicò: “Qualcosa cui abbiamo fatto ricorso al principio del cammino, non desideriamo lasciarlo al suo termine: amo ricordare Allâh col mio cuore, con le mie mani, e con la mia lingua” – indicando così un’analogia tra l’utilizzo delle sole dita della mano, di per sé preferibile, ed il ricorso allo scorrimento di una corona di perle di un qualsiasi materiale, che comunque ne impegna le falangi. [9]

Pur essendo preferibile ricorrere all’enumerazione del dhikr sulle dita della mano, consideriamo dunque senz’altro ammissibile il ricorso ad altri supporti materiali – tra cui il misbâh, del quale l’Imâm as-Suyûtî disse:

Il misbâh ricorda di Allâh l’Altissimo, e raramente qualcuno vede il misbâh [foss’anche in mano altrui] senza che perciò si rammenti di Allâh [del Cui ricordo il misbâh è uno strumento ed un’agevolazione], ciò che costituisce uno dei suoi più grandi benefici. [..] Non è stato trasmesso da alcuno, né delle prime generazioni (salaf) né delle successive (khalaf) che sia proibito enumerare le lodi tramite il rosario (sibha); al contrario, molti di loro erano soliti enumerarle con esso, e non lo consideravano biasimevole (makrûh). [10]

La medesima posizione, a questo proposito, è sostenuta – tra gli altri – dall’Imâm al-Haskafî in Durr al-Mukhtâr, e dagli Imâm at-Tahtâwî e Ibn ‘Âbidîn nelle loro Hâshiyât, nonché dagli Imâm an-Nawawî, Ibn Hajar al-‘Asqalânî e Badr al-Dîn al-‘Aynî – che Allâh abbia misericordia di tutti loro. [11] Ha detto inoltre Ibn Taymiyyah, legando il giudizio sull’utilizzo del rosario all’intenzione della persona che vi ricorra:

Circa l’enumerare su una collana di perle, o su qualcosa di analogo ad essa, vi sono alcuni che l’hanno considerato sconsigliabile (makrûh), ed altri che non l’hanno considerato tale: se l’intenzione, nel suo utilizzo, è buona, allora esso è buono e non è sconsigliabile (fa-huwa hasan ghayr makrûh); se invece esso è utilizzato senza una reale necessità, o solo con l’intenzione di mettersi in mostra dinanzi ad altri [..], allora ciò rientra nell’ostentazione nei confronti delle persone (ryâ’ li n-nâs), o nell’imitazione di coloro che sono soliti ostentare – ed il primo caso è proibito, mentre il secondo, meno grave, ricade in ciò che è riprovevole. [12]

Esso è conosciuto altresì come tasbîh, sibha o mudhakkir, a partire da un hadîth – pur considerato debole (da‘îf) – narrato da ‘Alî, secondo cui il Profeta (ﷺ) disse: “Che bel rammemoratore è il rosario!” (ni‘ma l-mudhakkir as-sibha). [13]

A livello storico, è opportuno evidenziare infine l’adozione del rosario in ambito cattolico – da cui traiamo in questo contesto la terminologia più comune, per indicare la corona di perle – sia decisamente più tardivo della diffusione del misbâh utilizzato nei Paesi musulmani, il quale non è dunque riconducibile ad una qualche forma di imitazione di usi e costumi estranei a quelli della Comunità dei credenti (tashabbuh bi l-kuffâr). [14]

Che Allâh ci consenta di conservare ed incrementare il Suo ricordo (dhikr) e ci protegga dalla devianza e dall’ostentazione, garantendoci un’intenzione rivolta esclusivamente alla Sua soddisfazione – e la benedizione e la tutela divine siano sul nobile Inviato di Allâh, e sulla Sua Famiglia ed i Suoi Compagni.


[1] Ibn ‘Uthaymîn, Al-Liqâ’ al-Maftûh (3/30).
[2] Abû Dawud (1500); Tirmidhî (3803); Al-Hâkim, Mustadrak (1/547).
[3] Tirmidhî (3789); Al-Hâkim, Mustadrak (1/548).
[4] As-Shawkânî, Nayl al-Awtâr, (2:672-3); Al-Mubarakpurî, Tuhfat al-Ahwadh bi-Sharh Jâmi‘ at-Tirmidhî (9/322).
[5] Ad-Dhahabî, Siyar A‘lâm an-Nubalâ’ (2/623), Tadhkirah (1/35); Abû Nu‘aym, Hilyah (1/383).
[6] As-Suyûtî, al-Minhah fî s-Subhah, in al-Hâwî li l-Fatâwâ (Dâr al-Kutub al-‘Ilmiyyah, Beirut 1988; 1/1-5); As-Shawkânî, op. cit.
[7] Ad-Dhahabî, Siyar (9/180).
[8Al-Jawâhir wa d-Durar fî Tarjumah Shaykh al-Islâm Ibn Hajar (Dâr Ibn Hazm, Beirut 1999; 1/171).
[9] As-Suyûtî, op. cit.
[10] As-Suyûtî, op. cit.
[11] http://seekershub.org/ans-blog/2009/09/10/is-using-a-prayer-bead-an-innovation/
[12] Ibn Taymiyyah, Majmû‘ al-Fatâwâ (Dâr ‘Âlam al-Kutub, Ryâdh 1991; 22/506).
[13] As-Shawkânî, op. cit.; Daylamî, Musnad al-Firdaws.
[14] Tra i principali promotori della tesi dell’adozione del misbâh in ambito islamico a partire dall’influenza di tradizioni diverse vi sono gli studiosi orientalisti europei – cf. ad es. Ignaz Goldziher, Le Rosaire dans l’Islam.
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