Sulla Notte dell’Espiazione

LunaPienaDiverse tradizioni profetiche (ahâdîth) indicano l’eccellenza della notte tra il 14 ed il 15 di Sha‘bân, e l’opportunità per i credenti di dedicarvisi all’adorazione ed alla ricerca del perdono divino (istighfâr). Benché tali narrazioni contengano degli elementi di debolezza nelle loro catene di trasmissione, la maggioranza dei Sapienti antichi e moderni le ha considerate nel loro complesso una prova attendibile, insieme alla pratica di alcuni tra i pii Predecessori (as-Salaf as-sâlih).

Tra queste tradizioni, vi è quella in cui Sayyidunâ Mu‘âdh ibn Jabal  (Allâh ne sia soddisfatto) ha riportato che il Profeta (ﷺ) disse: «Allâh si volge alla Sua creazione nella notte di metà Sha‘bân, e perdona tutte le Sue creature, eccetto gli idolatri e colui che serba dell’odio nel suo cuore» [1] – e secondo un’altra narrazione, da ‘Abdullâh ibn ‘Amr (Allâh ne sia soddisfatto): «colui che serba dell’odio e l’omicida». [2]

Sayyidatunâ ‘Â’isha (Allâh ne sia soddisfatto) ha riportato in un più lungo hadîth che l’Inviato di Allâh (ﷺ) disse: «Allâh discende al più prossimo dei cieli nella notte di metà Sha‘bân, ed accorda il suo perdono a più persone di quanti siano i peli sulle pelli delle greggi della tribù dei Kalb» – tribù che era nota appunto per il gran numero di capi di bestiame in suo possesso. [3]

Sayyidunâ ‘Alî ibn Abî Tâlib (Allâh nobiliti il suo volto) ha riportato che l’Inviato di Allâh (ﷺ) disse: «Nella notte di metà Sha‘bân, che ciascuno di voi possa vegliare in preghiera, e digiunare durante il giorno [successivo], poiché Allâh discende al più prossimo dei cieli durante la notte, a partire dal tramonto, e dice: “Non c’è qualcuno che chieda perdona, e cui io possa accordarlo? Non c’è qualcuno che chieda sostentamento, e cui io possa elargirne? Non c’è qualcuno che si trovi in difficoltà, e che io possa alleviarla?”, e così via, fino all’alba». [4]

Sayyidunâ ‘Abdullâh ibn ‘Umar (Allâh ne sia soddisfatto) ha riportato che il Profeta (ﷺ) disse: «Vi sono cinque notti in cui l’invocazione non è respinta: la notte di venerdì, la prima notte di Rajab, la 15esima di Sha‘bân e quelle delle due feste». [5]

Sayyidunâ as-Shaykh ‘Abd al-Qâdir al-Jîlânî (Allâh ne abbia misericordia) ha trasmesso tramite Mâlik ibn Anas, che ha riportato da ‘Urwah, il quale ha riportato da ‘Â’isha (Allâh ne sia soddisfatto) che ella sentì l’Inviato di Allâh (ﷺ) dire: «Ci sono quattro notti in cui le porte della Grazia vengono aperte: la notte della Festa del Sacrificio, la notte della Festa della Rottura del digiuno, la notte di ‘Arafa e la 15esima di Sha‘bân». [6]

Narrazioni analoghe sono state trasmesse altresì da Abû Hurayrah, Abû Tha‘labah, ‘Awf ibn Mâlik, Abû Mûsâ al-Ash‘arî e ‘Uthmân ibn Abî l-‘Âs; Mawlânâ ‘Abd ar-Rahmân Mubarakpûrî, nel suo commentario al Jâmi‘ at-Tirmidhî, ha detto: «Il vasto numero di ahadîth riguardanti questa notte [di metà Sha‘bân] costituisce una prova [sufficiente] contro coloro che ne rinneghino l’eccellenza». [7]

In virtù della profusione di questi ahadîth, alcuni commentatori coranici (mufassirûn) hanno ritenuto che la “notte benedetta” (laylah mubârakah) menzionata in Sûra ad-Dukhân (44:3) potesse essere la notte di metà Sha‘bân – anziché la Notte del Decreto, durante gli ultimi dieci giorni del mese di Ramadân, com’è stato inteso da altri. 

Il suo statuto giuridico (hukm)

Ricordando la divergenza d’opinione tra i Sapienti relativa al merito di questa notte, lo stesso Ibn Taymiyyah (Allâh ne abbia misericordia) ha indicato come esso sia generalmente da riconoscere e da confermare:

[Alcuni] dicono che non vi sia differenza tra questa ed altre notti dell’anno; tuttavia, l’opinione di molti Sapienti e della maggior parte dei nostri colleghi [Hanbalî] e di altri è che sia una notte di maggior valore [rispetto ad altre], e ciò in base a quanto indicano le parole di Ahmad [Ibn Hanbal], sulla base di molti ahâdîth riportati a questo proposito, ed alla luce di quanto confermato in parole ed opere dalle prime generazioni (al-âthâr as-salafiyyah). Alcuni di questi meriti sono stati trasmessi nei libri di ahâdîth del genere musnadsunan: ciò vale [dunque], ancorché [successivamente] siano state fabbricate altre cose [infondate] a questo proposito. [8]

In questo senso, Ibn Rajab al-Hanbalî (Allâh ne abbia misericordia) ha spiegato:

I Successori (at-Tâbi‘ûn) tra la Gente dello Shâm – come Khâlid ibn Ma‘dân, Makhûl, Luqmân ibn ‘Âmir ed altri – erano soliti tributare grande rispetto (kânû yu‘azzhimûna) alla notte di metà Sha‘bân, e vi s’impegnavano nelle adorazioni; da loro, la gente trasse [l’insegnamento relativo al]le sue virtù e la sua eccellenza. [..] I Sapienti della Gente dello Shâm si sono divisi su due posizioni, a proposito delle modalità in cui vivificare [questa notte]. La prima è che sia raccomandabile (mustahabb) vivificarla collettivamente nelle moschee: Khâlid ibn Ma‘dân, Luqmân ibn ‘Âmir ed altri erano soliti indossare le loro vesti migliori, profumarsi con l’incenso, applicare del kohl [agli occhi] e trascorrere la notte in preghiera in moschea – e ciò fu approvato da Ishâq ibn Râhawayyah, il quale a disse a proposito del loro vegliare collettivamente in preghiera nelle moschee che non fosse un’innovazione biasimevole (bid‘ah), come riportato da Harb al-Kirmânî nel suo [libro intitolato] Masâ’il. La seconda è che sia biasimevole (makrûh) la riunione nelle moschee in quella notte per pregarvi [collettivamente], per [raccontare] storie edificanti e per l’invocazione [collettiva], e che non sia invece biasimevole che l’uomo vi preghi per conto proprio: questa è la parola di al-Awzâ‘î – Imâm della Gente dello Shâm, dei suoi giurisperiti e dei suoi sapienti – e questa è la posizione più prossima [alla Verità] in shâ’ Allâh.

Si riporta inoltre da ‘Umar ibn ‘Abd al-‘Azîz che egli scrisse al suo funzionario a Basra [dicendo]: «Ti raccomando quattro notti dell’anno, poiché Allâh ha largamente dispensato misericordia in esse: la prima notte di Rajab, la notte di metà Sha‘bân, la notte della Rottura [del digiuno di Ramadân] e la notte del Sacrificio [durante il mese del Pellegrinaggio]». E disse as-Shâfi‘î (Allâh ne sia soddisfatto): «Ci è stato trasmesso che l’invocazione è esaudita durante cinque notti: la notte di Venerdì, quelle delle due Feste, la prima di Rajab e quella di metà Sha‘bân».

Non si conosce una parola [esplicita] dell’Imâm Ahmad a proposito della notte di metà Sha‘bân: si desume la meritorietà della veglia durante questa notte a partire da due narrazioni, trasmesse da parte sua, riguardanti la veglia durante le due notti della festa [il cui statuto appare analogo a quello ivi discusso]: in una narrazione, egli non raccomandò la veglia collettiva, poiché ciò non è stato riportato [formalmente] né dal Profeta (ﷺ) né dai Suoi Compagni; nell’altra narrazione la meritorietà della veglia è [comunque] desunta dall’operato di ‘Abd ar-Rahmân ibn Yazîd ibn al-Aswad, uno dei Successori (Tâbi‘ûn).

Il carattere raccomandabile della veglia durante la notte di metà Sha‘bân non si basa dunque su qualcosa che sia stato riportato [formalmente] dal Profeta (ﷺ) o dai Suoi Compagni, bensì da [quanto autorevolmente praticato da] un gruppo di Successori, tra i più nobili giurisperiti della Gente dello Shâm. [..] E’ dunque opportuno per ogni credente dedicare questa notte al ricordo di Allâh ed all’invocazione a Lui affinché perdoni i suoi peccati, colmi le sue mancanze e rimuova da lui ogni difficoltà – e tutto ciò dovrebbe essere preceduto dal pentimento (tawba), poiché Allâh (ﷻ) si rivolge benevolmente a colui che si volge pentito a Lui. [9]

Analogamente, l’Imâm Jalâlu d-Dîn as-Suyûtî (Allâh ne abbia misericordia) disse:

Per quanto concerne la notte di metà Sha‘bân, essa ha una grande valore, ed è meritorio (mustahabb) dedicarne una parte alle adorazioni [surerogatorie]. [10]

Così, lo Shaykh Al-Ajhûrî al-Mâlikî (Allâh ne abbia misericordia) disse inoltre:

Atâ’ ibn Yasâr – il grande Successore (Tâbi‘) di Madînah disse: «Dopo la notte del Decreto, non c’è altra notte nell’anno che sia più virtuosa della metà di Sha‘bân» [11]

Allo stesso modo, Ibn al-Hâjj ha riportato come i pii Predecessori (as-Salaf as-sâlih) fossero soliti dedicare questa notte alle adorazioni, preparandovisi con anticipo. [12] Tra coloro che hanno trattato del merito della notte di metà Sha‘bân, vi sono inoltre al-Haythamî, ‘Abd al-Ra’ûf al-Munâwî, Mulla ‘Alî al-Qârî, al-Sunhûrî al-Mâlikî, Nûr al-Dîn al-Bayrûtî, al-Kawtharî, al-Ghumarî, and Muhammad Hasnayn Makhlûf.

Non si tratta dunque di un’innovazione biasimevole (bid‘ah), – d’altra parte – di una ricorrenza la cui menzione sia da considerarsi doverosa (wâjib) o compulsoriamente incoraggiata, da attribuirsi direttamente all’insegnamento (sunnah) dell’Inviato di Allâh (ﷺ): non andrebbe dunque biasimato né chi la pratichi né chi la tralasci o se ne astenga.

Le pratiche devozionali legate ad essa

Sebbene alcuni Sapienti abbiano storicamente offerto alcuni consigli e indicazioni specifiche, circa le modalità di preghiera da adottare in questa notte, in termini generali non vi sono indicazioni che la riguardino in maniera esclusiva.

A titolo d’esempio, Muftî Muhammad Taqî ‘Usmânî ha consigliato di dedicare all’adorazione la seconda parte della notte, se non fosse possibile restare svegli la notte intera, e di impegnarsi soprattutto nella preghiera (salât), nella lettura del Corano, nel ricordo di Allâh (ﷻ) e nelle invocazioni, con particolare riferimento alla richiesta di perdono (istighfâr): ciò vale tanto per le persone sane quanto per quelle malate, che possono rivolgersi all’Altissimo nella misura delle loro possibilità, fossero anche limitate.

Che Allâh (ﷻ) accolga le adorazioni dei Suoi servi, e ci annoveri tra coloro che implorano sinceramente il Suo perdono, e sui quali è effusa abbondantemente la Sua misericordia – – e la grazia e la benedizione divine siano sul nobile Inviato di Allâh, il Profeta Muhammad, e sulla Sua Famiglia e su tutti i Suoi nobili Compagni.


[1] Ibn Hibbân (12/481); Tabarânî, Al-Kabîr (20/108) e Ibn Khuzaymah; autenticato da Al-Haythamî, Majma‘ uz-Zawâ’id (8/65) e Al-‘Irâqî, Sharhu l-Mawâhib (cf. Musannaf Ibn Abî Shaybah, 30479).
[2] Bayhaqî, Shu‘abu l-Imân (3546); al-Bazzâr, Musnad; Tirmidhî e Ahmad; autenticato da Al-Mundhurî, At-Targhîb (3/459), Al-Haythamî, Majma‘ uz-Zawâ’id (8/65) e Ibn Hajar, al-‘Amal al-Mutlaqah (119-122).
[3] Tirmidhî, Ibn Mâjah, Ahmad.
[4] Ahmad, Ibn Mâjah.
[5] Musannaf ‘Abd ar-Razzâq (7927).
[6] Al-Jilânî, Ghunya al-Ṭâlibîn (448).
[7] Mubarakpûrî, Tuhfatu l-Ahwâz (2/53).
[8] Ibn Taymiyyah, Iqtidâ’ as-Sirât al-Mustaqîm (ed. 1369/1950; p. 302).
[9] Ibn Rajab, Latâ’if al-Ma‘ârif (264-5).
[10] As-Suyûtî, Haqîqat as-Sunnah wa l-Bid‘ah wa l-Amr bi l-ittibâ‘a wa n-Nahy ‘ani l-ibtidâ‘a (ed. 1405/1985, p. 85).
[11] Al-Ajhûrî, Husn al-Bayân (11).
[12] Ibn al-Hâjj, Al-Madkhal (1/299).
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