«Abbondate nella prosternazione (sujûd)!»

sujudLa prosternazione (sujûd) è un pilastro dell’orazione rituale (salât), ed uno dei suoi elementi distintivi e caratteristici. Ibn al-Qayyim (Allâh ne abbia misericordia) l’ha descritta come il «segreto della preghiera», come il principale dei suoi pilastri (arkân) e come il «sigillo» dell’inchino (rukû‘), che lo precede. In un certo senso, tutti i gesti rituali che lo precedono ne costituiscono una sorta di preludio: esso costituisce infatti il «vertice» dell’adorazione, laddove il servo realizza la sua sottomissione al Signore. Dice l’Altissimo (ﷻ), nel Capitolo della Vittoria (v. 29):

تَرَاهُمْ رُكَّعًا سُجَّدًا يَبْتَغُونَ فَضْلًا مِنَ اللَّهِ وَرِضْوَانًا ۖ سِيمَاهُمْ فِي وُجُوهِهِمْ مِنْ أَثَرِ السُّجُودِ
«Li vedrai inchinarsi e prosternarsi, bramando la grazia di Allâh ed il Suo compiacimento. Il loro segno è, sui loro volti, la traccia della prosternazione».

Mujâhid ha indicato come questa «traccia» (athar) sia da intendersi come l’umiltà, che contraddistingue coloro che assolvano all’orazione con devozione (kushû‘); nel Tafsîr al-Jalalayn, essa è invece descritta piuttosto come un lucore, che rischiarerà i credenti nel Giorno della Resurrezione: «Invero, in quel Giorno la mia Comunità avrà lucenti i volti per la prosternazione e gli arti per l’abluzione». [1]

Nella prosternazione – posizione delle membra che riflette la realizzazione della servitù interiore (‘ubudiyyah), e la purificazione del cuore dall’attaccamento e dalla dedizione a ciò che sia altro da Dio – il servo si approssima dunque spiritualmente al suo Creatore, attestandone la sovrana Maestà e rimettendosi al Suo volere assoluto.
Abû Hurayrah (Allâh ne sia soddisfatto) ha riportato che l’Inviato di Allâh (ﷺ) disse: «[Il momento in cui] il servo si trova più vicino al suo Signore [è] quando è prosternato: abbondate dunque nell’invocazione [quando vi prosternate]!». [2]

Tale vicinanza (qurba) fa sì che l’invocazione (du‘â’) del servo in prosternazione sia accolta infatti con maggiore probabilità da parte del suo Signore; siamo quindi invitati ad «abbondare» in essa, tanto nel senso della quantità delle prosternazioni offerte – tramite l’assolvimento di orazioni surerogatorie (nawâfil) – sia nel senso del tempo dedicato ad ogni prosternazione, da compiersi con concentrazione ed umiltà. [3]
Ibn ‘Abbâs (Allâh ne sia soddisfatto) ha riportato in un lungo hadîth che l’Inviato di Allâh (ﷺ) disse: «Nell’inchino glorificate il Signore, e nella prosternazione impegnatevi nell’invocazione, poiché è probabile che vi sia esaudita». [4]

‘Ubâdah ibn as-Sâmit (Allâh ne sia soddisfatto) ha riportato che l’Inviato di Allâh (ﷺ) disse: «Non c’è alcun servo che si prostri ad Allâh [foss’anche] una sola volta, senza che per essa Allâh gli ascriva un’opera buona (hasana), gli condoni un peccato e lo innalzi di grado: abbondate dunque nel prosternarvi!». [5]

Ma‘dân ibn Abî Talha (Allâh ne sia soddisfatto) ha riportato che un giorno incontrò Thawbân, il liberto dell’Inviato di Allâh (ﷺ), e gli disse: «Informami di un’opera che io possa compiere, e per la quale Allâh mi faccia entrare in Paradiso» – o disse: «[Informami] dell’opera più amata da Allâh». Thawbân rimase in silenzio; egli domandò allora una seconda volta, e quindi una terza; questi rispose dunque: «Domandai la stessa cosa all’Inviato di Allâh (ﷺ), ed egli rispose: “Ti raccomando di abbondare, nel prosternarti ad Allâh: invero, non compi alcuna prosternazione ad Allâh senza che Allâh elevi il tuo grado e ti condoni un peccato”». [6]

La prosternazione è dunque il gesto visibile dell’obbedienza e della remissione, per il quale Allâh (ﷻ) dischiude le porte del bene, e rispetto a cui i demoni sono impotenti e sconfitti.
Abû Kurayb (Allâh ne sia soddisfatto) ha riportato che il Profeta (ﷺ) disse: «Quando il figlio di Adamo legge [un versetto in cui si ordini] la prosternazione e si prosterna, Satana si ritira e piange, dicendo:  “Guai a me! Al figlio di Adamo è stato ordinato di prosternarsi, si è prosternato e gli spetta il Paradiso, mentre a me fu ordinato di prosternarmi, ho rifiutato e mi spetta il Fuoco”». [7]

Che Allâh (ﷻ) ci conceda di prostrarci a Lui con le membra e con il cuore, e di beneficiare così della Sua misericordia e delle Sue abbondanti benedizioni, affinché non desideriamo altro che la Sua soddisfazione – e la benedizione e la tutela divine siano sul nobile Inviato di Allâh, il Profeta Muhammad, e sulla Sua Famiglia e su tutti i Suoi nobili Compagni.


[1] Lo ha trasmesso Ahmad.
[2] Muslim (482).
[3] Tale «abbondanza» è da considerarsi relativa soprattutto alle orazioni svolte individualmente, mentre laddove si svolga la funzione di guida (imâm) nel contesto di un’orazione congregazionale (jamâ‘a), bisognerebbe tenere conto delle esigenze e dei bisogni delle altre persone in preghiera, che potrebbero avere difficoltà a restare a lungo in prostrazione – ad es. nel caso di donne, anziani e malati.
[4] Lo hanno trasmesso an-Nasâ’î, Abû Dawud, Ibn Mâjah, Ahmad.
[5] Ibn Mâjah (1424).
[6] Muslim (488).
[7] Muslim (1/151).
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