«Ramadan è giunto!»


Ramadân è apparso, sorridente: beato (tûbâ) il servo che se ne giovi! [1]
Ha compiaciuto il suo Signore, con ciò cui si è conformato [nei termini dell’obbedienza alla Legge sacra ed all’assolvimento dei riti di adorazione]: beata l’anima per la sua taqwâ! [2]

Ramadân, tempo delle buone opere; Ramadân, tempo delle benedizioni;
Ramadân, momento riservato alle preghiere, in cui l’anima s’eleva al suo Signore.

Ramadân, depuratore (tahûr) degli spiriti; Ramadân, tempo dei gioiosi;
Ramadân, faro della redenzione, nella vita terrena delle persone, ed in quella loro a venire.

Ramadân, che emenda ciò che eccede nei peccati delle persone, e ciò che vi è frammisto:
possa Allâh concedere del Suo perdono ai cuori della Ummah e [con esso] rinfrescarli! Ramadan tajalla - رمضان تجلى وابتسم


[1] Disse l’Inviato di Allâh (ﷺ): «Molti non ottengono dal digiuno altro che fame e sete», in riferimento a coloro che si privino degli alimenti senza formulare l’appropriata intenzione (niyah) ed assumere la corretta condotta spirituale relative al digiuno.
[2] Dice l’Altissimo (ﷻ): «Vi è stato prescritto il digiuno così come è stato prescritto a coloro che vi hanno preceduto, affinché foste timorati» (la‘allakum tattaqûn): il timor di Dio (taqwâ) – ovvero la ricerca della protezione divina, tramite l’allontanamento dal peccato e l’assolvimento dei propri doveri – costituisce dunque il principale obiettivo (maqsûd) del digiuno.
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