Come concentrarsi sul Profeta Muhammad

muhamad-sandalNell’Islâm, il Profeta Muhammad (ﷺ) è la Guida ed il modello esemplare che i credenti s’impegnano a conoscere ed a seguire in ogni aspetto della loro esistenza. Egli è il centro e la misura della loro vita (ﷺ), ed il tramite (wasîla) grazie a cui si realizza il loro rapporto col Creatore: la prima parte della duplice testimonianza di fede islamica («non c’è altra divinità [degna d’adorazione] all’infuori d’Iddio») – comune ai monoteismi ed allo spirito delle tradizioni ortodosse – non si verifica se non per mezzo della seconda («Muhammad è l’Inviato d’Iddio»), come conferma l’Altissimo (ﷻ):

قُلْ إِنْ كُنْتُمْ تُحِبُّونَ اللَّهَ فَاتَّبِعُونِي يُحْبِبْكُمُ اللَّهُ وَيَغْفِرْ لَكُمْ ذُنُوبَكُمْ
«Di’: “Se amate Allâh, seguitemi. Allâh vi amerà e perdonerà i vostri peccati».

La coltura e la valorizzazione del legame con l’Inviato di Allâh (ﷺ) costituiscono dunque la chiave di volta della relazione del credente con Allâh (ﷻ), la cui dolcezza non può essere sperimentata se non amando «Allâh ed il Suo Inviato più di qualsiasi altra cosa».

A proposito dell’approfondimento del proprio legame col Profeta (ﷺ), lo Shaykh Sayyid Muhammad Abû l-Hudâ al-Yaqoubî (Allâh lo protegga e lo sostenga) ha detto:

Quattordici secoli di distanza dall’epoca dell’Inviato di Allâh (ﷺ) dovrebbero motivare il nostro cuore a provare il più alto grado di nostalgia e di desiderio (shawq) nei Suoi confronti, fino a dimenticare qualsiasi altra cosa, quando Egli fosse menzionato (ﷺ).

Immaginate dunque di trovarvi dinanzi a Lui – e se ciò vi risultasse troppo difficoltoso, immaginate allora che Egli vi veda. Ciò rientra infatti nella categoria dell’ihsân, che linguisticamente significa «perfezione», e che il Profeta (ﷺ) menziona nel noto hadîth di Jibrîl – trasmesso da Sayyidunâ ‘Umar ibn al-Khattâb, e raccolto nelle opere di Bukhârî e Muslim – in relazione al più alto livello del rapporto con Dio, che consiste nel fatto «che adori Allâh come se Lo vedessi, poiché se tu non Lo vedi, certamente Egli vede te» (أن تعبد الله كأنك تراه فإن لم تكن تراه فإنه يراك).

Questo è il principio fondamentale della nostra relazione con Allâh (ﷻ) ed il nocciolo della nostra Tradizione (Dîn), superiore alla [sola] credenza nei sei pilastri della fede (imân), che vanno saldamente radicati nel nostro cuore, ed al [semplice] adempimento dei cinque pilastri dell’adorazione (islâm). Analogamente, nella nostra relazione con l’Inviato di Allâh (ﷺ) ci sono diversi gradi, il superiore dei quali è appunto l’ihsân – il portare a perfezionamento qualcosa ed il compierlo nella maniera più consona: così come c’è un ihsân nel nostro rapporto con Allâh (ﷻ), noi dobbiamo avere un ihsân nel nostro rapporto con l’Inviato di Allâh. [1]

Similmente, Shaykh Osman Topbaš ha riportato che Khwâja ‘Ubaydullâh Ahrâr disse:

L’ordine di «stare coi sinceri», contenuto nell’aya del nobile Qur’ân che recita «O voi che credete, temete Allâh e state coi sinceri!», indica una comunione stabile nel tempo. Quest’unione, menzionata in modo così categorico, presenta cioé due aspetti: uno materiale, e l’altro spirituale. Così, se da un punto di vista fisico «stare insieme» significa essere presenti nell’assemblea dei pii con cuore tranquillo, da un punto di vista spirituale consiste nel tenerne vivi gli stati spirituali [immaginandone la presenza reale e tributando loro il dovuto rispetto] davanti ai propri occhi, anche quando essi non ci sono.

Questo è anche il senso del detto popolare turco «Yemen ’daki yanimda, yanimdaki Yemen ’de»: «Chi si trova nello Yemen è qui al mio fianco, e chi si trova al mio fianco potrebbe anche trovarsi nello Yemen» – cioé, la lontananza materiale non impedisce lo stabilirsi di un fecondo legame spirituale, laddove questo sia coltivato nella maniera adeguata, ed in assenza del quale anche i benefici della vicinanza materiale possono essere facilmente vanificati. [2]

Questo genere di consapevolezza andrebbe coltivato innanzi tutto nell’ambito delle proprie adorazioni, così da perfezionarle e compierle con la necessaria concentrazione e col dovuto timore reverenziale, per essere successivamente esteso a tutte le proprie attività quotidiane, da mattina a sera e da sera a mattina. Disse ad esempio il Profeta (ﷺ), invitando il credente in preghiera a percepire la Presenza divina: «Invero il suo Signore si trova fra lui e la direzione dell’orientamento rituale» (إِنَّ رَبَّهُ بَيْنَهُ وَبَيْنَ الْقِبْلَةِ)».

Si narra che un Imâm tra i pii Predecessori (as-Salaf as-sâlih) avesse tra i suoi studenti un uomo particolarmente dedito alla lettura del nobile Qur’ân, che completava spesso ed in un brevissimo lasso di tempo. Un giorno l’Imâm si rivolse dunque al suo studente, consigliandoli di leggere quella sera il nobile Qur’ân – come era solito fare – immaginando però che lui fosse presente, accanto al suo leggìo; il giorno seguente, interrogato su quante pagine avesse letto, lo studente ammise di non essere stato in grado di leggere più di un juz’ – un trentesimo del Libro, una quantità normale per un credente comune, ma decisamente irrisoria rispetto al suo ritmo consueto. L’Imâm gli consigliò allora di ripetere l’esperimento, immaginando però che vicino al suo leggìo fosse presente l’Inviato di Allâh (ﷺ); il giorno successivo, interrogato su quante pagine avesse letto, lo studente confessò di non aver saputo terminare nemmeno il Capitolo Aprente (Sûra al-Fâtihah) – lungo una pagina soltanto. L’Imâm gli consigliò dunque di ripetere nuovamente l’esperimento, immaginando però di trovarsi dinanzi ad Allâh (ﷻ): in quel caso, lo studente non riuscì a concludere nemmeno la lettura del primo versetto.

Lo Shaykh Sayyid Muhammad Abû l-Hudâ al-Yaqoubî (Allâh lo protegga e lo sostenga) ha offerto alcune utili indicazioni pratiche per coltivare questa consapevolezza e per approfondire il proprio legame spirituale con la figura dell’Inviato di Allah (ﷺ):

Chiudendo gli occhi, si immagini che il Profeta (ﷺ) si trovi dinanzi a sé. Per poterne visualizzare l’aspetto, bisognerebbe averne studiato la descrizione [redatta nei suoi dettagli in numerose opere tradizionali]; in alternativa, si possono richiamare alla mente alcuni elementi che siano legati a lui: ad esempio, l’immagine della sua nobile tomba, o l’iscrizione del suo nome e delle sue quattro nobili lettere (محمد).

Chiudendo gli occhi, si immagini di trovarsi dinanzi a lui e di poterlo vedere (ﷺ), assumendo il contegno (adab) più appropriato in ragione del suo elevatissimo grado (maqâm): ciò deve avvenire al livello del cuore, poiché l’organo fondamentale tramite il quale si realizza il corretto adab è il cuore. Quando il cuore è colmo di adab e di reverenza, allora tutte le membra del corpo obbediscono di conseguenza.

Shaykh ‘Abd al-Karîm al-Jîlî (Allâh ne santifichi lo Spirito) ha detto analogamente:

Per rafforzare il proprio legame col Profeta (ﷺ), si dovrebbe costantemente richiamare e visualizzare nella propria mente il suo aspetto – così come è stato dettagliatamente riportato nelle raccolte tradizionali dedicate alla sua descrizione – e fare uno sforzo per assumere il comportamento più appropriato, mostrando reverenza e soggezione, come se egli fosse presente. [..] Chi avesse visto il Profeta (ﷺ) in sogno, può altresì riferirsi a quella visione onirica, per visualizzarne l’aspetto. [..] In alternativa, chi avesse visitato la sua nobile tomba e scorto il suo nobile Giardino (ar-Rawda, una parte della Moschea del Profeta a Medina) e la sublime cupola che li sovrasta, può visualizzare questi elementi ogni volta che lo ricorda od invoca benedizioni su di lui (ﷺ), ed assumere il giusto contegno, come se si trovasse fisicamente in quel luogo benedetto. [..]

Lo Shaykh prosegue, invitando poi colui che eventualmente non fosse in grado di visualizzare alcunché di relativo all’Inviato di Allâh (ﷺ) ad immaginare che Egli sia comunque presente dinanzi a lui, e possa osservare il suo atteggiamento ed ascoltare le invocazioni di grazia in Suo favore. Conclude infine (Allâh ne santifichi lo Spirito):

Che provi vergogna chi Lo ricordi od invochi benedizioni su di Lui (ﷺ) mentre il suo cuore è occupato con qualcos’altro [cioè in maniera distratta e priva della dovuta concentrazione], poiché la sua invocazione sarà allora un corpo senz’anima: ogni atto di devozione compiuto da un servo assume una forma vivente, se è compiuto con presenza di cuore; ma laddove sia compiuto con noncuranza, o quando si sia distratti da qualcos’altro, allora questo assume una forma morta e senza vita. [3]

La medesima indicazione fu espressa infine dallo Shaykh al-‘Arabî ad-Darqâwî (Allâh ne santifichi lo Spirito) relativamente alla presenza spirituale che è opportuno adottare ogniqualvolta si invochino le benedizioni divine sul Profeta (ﷺ):

L’amante sincero (al-muhibb as-sâdiq) dovrebbe essere spirituale presente e consapevole laddove invoca benedizione divina (salât) e protezione (salâm) sul Profeta (ﷺ), tanto nell’ambito delle orazioni rituali obbligatorie e surerogatorie, quanto in ogni occasione benedetta ed in ogni circostanza in cui ciò venga effettuato. Vediamo infatti molte persone invocare pace e benedizione in favore del Profeta senza però avere piena consapevolezza di porgergli [effettivamente] un saluto, nel momento in cui invocano – ma colui che sa ciò che fa non assomiglia certo a colui che ignora ciò che sta facendo, vi è tra loro una differenza molto grande, come dice l’Altissimo: «Dì: “Si assomigliano forse coloro che sanno e coloro che non sanno?”. Invero non riflettono che coloro che sono dotati di intelletto» (39:9).

Bisogna dunque pronunciare le invocazioni sul Profeta (ﷺ), la Migliore delle creature del suo Signore, in stato di purezza: del corpo, delle vesti che si indossano, del luogo in cui ci si trova, del proprio ventre rispetto a ciò che è proibito, della propria lingua dalla menzogna – e presentarsi col proprio cuore dinanzi alla Sua figura benedetta. [4]

Questo contegno e questa consapevolezza dovrebbero d’altronde informare l’intera esistenza del credente, che è chiamata ad essere integralmente improntata all’osservanza ed alla sequela della Tradizione profetica (Sunnah), cosicché l’intero essere partecipi delle sue benedizioni, tanto durante le adorazioni quanto nell’ambito delle attività quotidiane:

Non c’è dubbio che colui che si aggrappi veramente alla Sunnah [nel suo complesso, e facendovi riferimento in ogni questione] invoca le benedizioni sul Profeta (ﷺ) con tutto il suo essere, laddove colui che non accordi importanza alla Sunnah non invoca le benedizioni divine sul Profeta se non con la lingua – e poche opere che siano conformi alla Tradizione valgono più di molte opere eretiche [che siano compiute in contraddizione con Essa, ancorché numerose ed apparentemente benefiche]. [5]

E la Pace e la benedizione divina siano sul nobile Inviato di Allâh, e sulla Sua Famiglia e sui Suoi Compagni, e su tutti coloro che li seguono nella fede, fino al Giorno del Giudizio.


[1] Al-Yaqoubî, Lecture on Purification of the Heart.

[2] Topbaš, Îmandân Îhsâna Tasavvuf; trad. it. G. Seminara.

[3] Al-Jîlî, Qaba qawsayn; trad. ingl. ‘Abd al-‘Azîz Suraqah.

[4] 18 مجموعة رسائل الإمام المحقق والعلامة المدقق مولاي العربي الدرقاوي

[5] 38 مجموعة رسائل الإمام المحقق والعلامة المدقق مولاي العربي الدرقاوي

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